Arti Terapie e Curricolo

Un intervento di arte terapia a scuola necessita oltre che di una figura con competenze certificate, di spazi adeguati in cui poter allestire il setting; quindi aule possibilmente sgombere dal consueto arredo scolastico, fatto di banchi, sedie, cattedra, che porta in sé la normale idea del fare scuola. L’arte terapia è un momento straordinario di incontro e di gioco. Un’aula vuota, con pareti libere e un facile accesso al materiale necessario per realizzare le attività: strumenti musicali, fogli, colori, attrezzi di psicomotricità come aste e cerchi. L’aula di arte terapia diviene così un’oasi in cui facilitare la libera espressione attraverso il movimento, l’esplorazione sonora e l’improvvisazione musicale, l’attività grafica e manipolativa, senza dimenticare il gioco del far finta tipico della dimensione teatrale.
Essa diventa un’aula che può qualificare un’intera Istituzione Scolastica come una buona scuola primaria e secondaria di primo grado in quanto si costituisce come un contesto idoneo a promuovere apprendimenti significativi e a garantire il successo formativo per tutti gli alunni.

Ogni scuola è dotata di aule laboratorio nelle quali si sollecita un uso flessibile degli spazi per svolgere attività di informatica o scienze, ma si ribadisce anche la necessità di rendere tali spazi accoglienti e funzionali, attrezzati per la produzione musicale, il teatro, le attività pittoriche e la motricità.
In tali laboratori si opera solitamente in una direzione esclusivamente didattica, lasciando al docente l’autonomia di impostare la lezione in modo che sia motivante, inclusiva e rispondente al bisogno di vivere a scuola situazioni di benessere. Ma si può operare anche in modo creativo e divergente, affiancando al docente una figura specializzata nelle arti terapie che faciliti e sostenga la realizzazione dell’ora curricolare di scienza del sé in cui, puntando all’educazione dell’intelligenza emotiva di ciascun studente, fin dalla Scuola dell’Infanzia, si possa realmente garantire un diffuso successo formativo perché niente meglio dell’arte terapia, che assicura divertimento, benessere, progressivo autocontrollo, conoscenza personale e reciproca, relazioni positive, può rendere inclusiva la vita scolastica.
La pratica arte terapica ha una connotazione specificatamente laboratoriale, basata cioè sul fare e, successivamente, sul riflettere.

Per realizzare un’efficace azione formativa il suo modello metodologico indica le seguenti attività:
1. Favorire l’esplorazione e la scoperta al fine di promuovere il gusto per la ricerca di nuove conoscenze.
2. Incoraggiare l’apprendimento collaborativo.
3. Realizzare attività didattiche in forma laboratoriale per favorire l’operatività, il dialogo e la riflessione su quello che si fa.

Il setting di arte terapia, a prescindere dal mezzo espressivo utilizzato, possiede tutte queste caratteristiche. Il fare arteterapico, necessariamente basato sull’integrazione del gruppo, usa quest’ultimo come strumento per innescare processi di trasformazione delle singole individualità, le quali hanno così occasione di percepirsi nell’intimo confronto con l’altro da sé e di essere supportate dall’aiuto dell’insegnante che conosce i propri alunni e dello specialista che sa porsi come facilitatore di tale processo.
La dimensione laboratoriale accomuna l’arte terapia e la buona didattica. Il laboratorio inteso come azione formativa è la modalità di lavoro che incoraggia la ricerca e la progettualità, coinvolge gli alunni nel pensare, realizzare, valutare attività vissute in modo condiviso e partecipato con gli altri. Ecco come e perché l’arte terapia a Scuola può essere indicata come una buona pratica: è inclusiva e, favorendo il senso di autoefficacia e l’autostima, è foriera di successo formativo per ciascun alunno.

In senso generale le discipline artistiche sono fondamentali per lo sviluppo armonioso della personalità e per la formazione di una persona e di un cittadino capace di esprimersi con modalità diverse.
Tutte le arti terapie quindi possono ben agganciarsi al curricolo scolastico.
Tenendo presente che esse sono accomunate dal lavoro sulla consapevolezza emotiva, qualunque intervento, finalizzato a facilitare la relazione o la comunicazione all’interno della classe, è sempre e comunque occasione di incontro con il proprio sé. Mettendo in contatto la struttura profonda dell’essere (che classifica e trasforma in comportamenti le informazioni sensoriali) con la struttura superficiale (che riguarda la limitata percezione consapevole del nostro agire), ogni individuo realizza la condizione dell’imparare a stare al mondo a prescindere dalla disciplina curricolare studiata.
Relativamente all’arteterapia plastico pittorica, intesa come impiego dell’espressività individuale attraverso il segno grafico, nelle linee programmatiche si prescrive che l’alunno sappia imparare ad utilizzare e a fruire del linguaggio visivo dell’arte, facendo evolvere l’esperienza espressiva spontanea verso forme sempre più consapevoli e strutturate di comunicazione e che sappia elaborare creativamente produzioni personali e autentiche per esprimere sensazioni ed emozioni.

La danzamovimentoterapia, basata sulla libera espressività corporea, per ricontattare i vissuti interiori e rielaborarli nell’autenticità del proprio muoversi, si aggancia all’educazione motoria perché, come questa, è occasione per promuovere esperienze cognitive, sociali, culturali e affettive. Attraverso il movimento, con il quale si realizza una vastissima gamma di gesti che vanno dalla mimica del volto, alla danza, alle più svariate prestazioni sportive, l’alunno potrà conoscere il suo corpo ed esplorare lo spazio, comunicare e relazionarsi con gli altri in modo adeguato ed efficace. La pratica motoria non si limita dunque allo sport, ma si allarga a qualunque altra attività, inclusa la danza, utile per fornire agli alunni le occasioni per riflettere sui cambiamenti del proprio corpo, per accettarli e viverli serenamente come espressione della crescita e del processo di maturazione personale. Nella Scuola dell’Infanzia un’attenta osservazione delle condotte motorie degli alunni è utile per individuare precocemente eventuali disturbi specifici dell’apprendimento e, in generale, attraverso la dimensione motoria l’alunno è facilitato nell’espressione di istanze comunicative e disagi di varia natura che non sempre riesce a comunicare con il linguaggio verbale. La danzamovimentoterapia è dunque una pratica motoria contemplabile in un curricolo scolastico come valido strumento di decodifica di disagi, disprassie, difficoltà socio-affettive.
Ma i collegamenti tra Musicoterapia e Musica intesa nella sua dimensione didattica sono sorprendenti.

La musica, componente fondamentale e universale dell’esperienza umana, offre uno spazio simbolico e relazionale propizio all’attivazione di processi di cooperazione e socializzazione, all’acquisizione di strumenti di conoscenza, alla valorizzazione della creatività e della partecipazione, allo sviluppo del senso di appartenenza a una comunità, nonché all’interazione fra culture diverse.[…]Il canto, la pratica degli strumenti musicali, la produzione creativa, l’ascolto, la comprensione e la riflessione critica favoriscono lo sviluppo della musicalità che è in ciascuno; promuovono l’integrazione delle componenti percettivo-motorie, cognitive e affettivo-sociali della personalità; contribuiscono al benessere psicofisico in una prospettiva di prevenzione del disagio, dando risposta a bisogni, desideri, domande, caratteristiche delle diverse fasce d’età.

È evidentemente nascosto tra le righe programmatiche l’invito a praticare la musicoterapia recettiva attraverso l’ascolto e quella attiva attraverso l’improvvisazione intesa come gesto e pensiero che si scopre nell’attimo in cui avviene.
Un bravo docente di musica può fare tanto per i suoi alunni se ama e possiede la materia che insegna e forse un’attitudine personale che lo renda capace di andare oltre e, attraverso la didattica, fare altro. Dagli anni ‘70, grazie a pedagogisti e didatti della musica che rappresentano l’eccellenza nel panorama italiano quali Enrico Strobino, Carlo Del Frati, Gino Stefani e tanti altri, si parla di educare (alla musica) con la musica. Non c’è un confine netto. Stare sul confine significa che qualcosa smette di poter essere perché inizia qualcos’altro. Invece nella zona di frontiera si sta in uno spazio ampio dove le differenze convivono. Fare Musica nella scuola è stare nella zona di frontiera dove tutto ciò che è resta indissolubilmente fedele a se stesso, ma si possono creare contaminazioni, flussi che permettono di non generare tristi e improduttive demarcazioni che renderebbero la musica, e tutte le altre dimensioni artistiche ed espressive dell’educazione, sterili accademismi, inadeguati alla fascia d’età della scuola di base. L’importante è fare per gli alunni qualcosa che li catturi, li faccia sentire centrati in ciò che stanno facendo per poter incontrare se stessi e, anche se solo per un istante fugace, accorgersi che esiste la possibilità del silenzio in cui percepirsi e iniziare a sognarsi, a orientarsi verso una possibile idea reale di chi si è, di chi si potrebbe diventare.

Nel mondo scuola, è sempre più auspicabile, dunque, la presenza della figura dell’arti terapeuta, intesa come specialista esterno o docente specializzato, a patto che sappia calibrarsi su ciò che le linee programmatiche delle discipline curricolari di riferimento indicano e sappia costruire interventi significativi non decontestualizzati dal percorso formativo della classe.
È giunto ormai il momento di ricalibrare gli insegnamenti esistenti, dialogando sia con la comunità scientifica, che con gli esperti di diversi ambiti, le associazioni professionali e le scuole per promuovere competenze, cittadinanza attiva, sostenibilità.

L’arte terapia a scuola dunque è contemplabile, tanto più che l’ordinamento scolastico tutela la libertà di insegnamento (art. 33) ed è centrato sull’Autonomia Funzionale della Scuola (art. 117).
Gli alunni in uscita dalla scuola di base sarebbero così creature libere, consapevoli, soddisfatti di come sono e quindi capaci di comportamenti prosociali e scevri da ogni forma di dipendenza, rispettosi delle tante differenze umane, non interessati ad entrare in conflitto perché non hanno bisogno di sminuire o prevaricare per sentirsi forti e capaci. Persone con un elevato quoziente di intelligenza emotiva, determinate, piene di iniziativa, allenate ad analizzarsi, capaci di misurarsi, attraverso la creatività, con le novità e gli imprevisti. Persone assertive, non manipolabili, veri cittadini attivi, persone pericolose. La società sostenibile del 2030 li accetterà.

Tratto dal lavoro di Annamaria Bartoccioli

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Staff Artedo



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