Musicoterapia
La musicoterapia è una terapia antica, se non forse la più antica. L’uso della musica a scopi curativi risale a più di trentamila anni fa. A quell’epoca la malattia era attribuita a spiriti maligni che dovevano venire scacciati dal corpo e dalla mente della persona malata. Per fare ciò si cercava di allettare o spaventare gli spiriti grazie all’uso di canzoni ritmiche che, al posto delle parole, utilizzavano lamenti monodici e venivano accompagnate dal suono di zucche vuote e tamburi percossi. Questo metodo fu poi utilizzato anche in altri riti e cerimonie. La musica divenne così il mezzo dello sciamano per ottenere la massima concentrazione della mente e del corpo e per intensificare la volontà di ritrovare e di conservare il benessere fisico. La tradizione sciamanica sopravvive ancora oggi in alcune popolazioni che hanno conservato questi canti a intonazione monodica e a ritmo lento.
Il termine musicoterapia è stato coniato dai greci e deriva dai concetti di musikè e therapeia. Per musikès’intende una rappresentazione dell’uomo in parola, suono e movimento; per therapeia l’assistenza, la cura, la guarigione. Oggi con il termine musica intendiamo solamente ciò che è inerente al suono mentre il termine musicoterapia viene utilizzato per indicare la cura di malattie che possono giovare degli effetti terapeutici delle audizioni musicali. Secondo R. Mc Clellan l’utilizzo della musica a scopi curativi si fonda sul fatto che la musica influisce sul nostro corpo fisico per effetto della risonanza. Ciò avviene sia a livello personale (emotivo) che transpersonale (spirituale) e si basa sul presupposto che è nello stress emotivo e in un atteggiamento mentale negativo, causa di squilibri e blocchi energetici, che possiamo trovare la causa primaria della malattia. Nella misura in cui il disturbo viene considerato un sintomo di un malessere la cui ragione va ricercata nella vita emozionale, mentale e spirituale dell’individuo sofferente, la musica può aiutare a ritrovare lo stato originario di benessere, ciò in quanto faciliterebbe l’espressione delle emozioni e potrebbe essere consciamente usata per un vivere migliore.
Kenneth Bruscia, Musicoaterapeuta e Psicologo Clinico delle Temple University di Philadelphia, nel suo libroDefinire la Musicoterapia, propone una distinzione tra musica come terapia e musica
in terapia. Nel primo caso, la musica agisce indipendentemente dall’ esistenza di un musicoterapeuta e come pratica accessoria ad altre pratiche mediche. Il suo impiego in reparti ospedalieri, ad esempio, serve perridurre l’ansia preoperatoria;
- coprire i rumori della sala operatoria;
- rilassare il personale medico prima di un intervento chirurgico;
- agevolare il risveglio del paziente, ecc.
Nel caso della musica in terapia, la relaizone paziente-terapeuta è preponderante rispetto al fatto musicale. Così la musica e il suono, anche quello prodotto in maniera estemporanea con strumenti di semplice utilizzo, diventa il medium di una relazione. Relazione che può non avere nulla di clinico. Per questo, se utilizzata con pazienti (nel senso medico del termine), va applicata da terapeuti abilitati o in equipe con essi. Dunque, con medici e psicologi e sotto la supervisione clinica di queste figure. Questa visione sfrutta il potenziale della musica (ma anche del rumore) di dar forma sonora a contenuti intrapsichici. Dunque, alle emozioni che, attraverso la musica, diventano un modo di contattare l’altro per finalità e obiettivi diversi. Mentre la terapia rimanda al bisogno di uno spazio protetto in cui abbia motivo di nascere una relazione fiduciaria orientata al prendersi cura, non al curare patologie.
Il metodo Artedo
Il Metodo ufficiale nelle Scuole Artedo di Arti Terapie (Arteterapia, Danzamovimentoterapia, Musicoterapia e Teatroterapia) è il Metodo Autobiografico Creativo di Stefano Centonze.
Si basa sul principio cardine della riscoperta della creatività come medium per la messa in forma delle emozioni. Emozioni, la cui comprensione è la chiave di accesso al benessere personale, alla felicità e alle relazioni gratificanti con gli altri.
Conoscere se stessi, le personali modalità di essere nel mondo, comprendere le emozioni che, attraverso il corpo, intervengono nella relazione e nella comunicazione con gli altri, d’altro canto, agevola l’accesso alla comprensione empatica.
[read more]
Sintonizzarsi con l’altro, infatti, dopo aver approfondito la conoscenza di sé, vuol dire poter essere realmente d’aiuto alle persone, sia a quelle in stato di bisogno (che, nel non verbale, esprimono il disagio della loro condizione), come accade, ad esempio, nell’handicap, delle demenze, nelle psicosi, ma anche a quelle che esprimono il desiderio di ricercare, attraverso percorsi di crescita personale per mezzo della creatività, la massima espressione del potenziale personale, frustrato dalla mancanza di consapevolezza dei nodi che limitano l’agire.
Ecco che le tecniche di Arti Terapie (Arteterapia, Danzamovimentoterapia, Musicoterapia e Teatroterapia), indipendentemente dai diversi modelli applicativi, e gli altri strumenti a mediazione creativa, come la narrazione autobiografica con la Tecnica della Fiabazione (come forme variegate dell’incontro con se stessi), diventano espressione tangibile e manifesta dell’applicazione del Metodo Autobiografico Creativo nei contesti di relazione, dall’ambito clinico alla scuola alla crescita personale e professionale, ancorché agganciate all’idea di fondo di un pensiero creativo che accomuna tutti gli uomini e che, con la giusta guida, li conduce verso la comprensione degli altri. [/read]
I docenti di Musicoterapia

Stefano Centonze (LE)
MUSICOTERAPEUTA

Giuseppa Pistorio (CT)
MUSICOTERAPEUTA

Valerio Cadeddu (RM)
MUSICOTERAPEUTA

Marianna Sidoti (PA)
MUSICOTERAPEUTA

Angelo Molino (RM)
MUSICOTERAPEUTA

Fabio De Vincentis (TA)
MUSICOTERAPEUTA

Vincenzo Miranda (BA)
MUSICOTERAPEUTA

Tea Baldini Anastasio (BA)
MUSICOTERAPEUTA

Simone Gatto (LE)
MUSICOTERAPEUTA

Valentina Graziano (BR)
MUSICOTERAPEUTA

Mirko Emanuel Banfi (MI)
MUSICOTERAPEUTA