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Il gioco serio del Teatro

Fare Teatro

Nel fare Teatro la componente ludica è imprescindibile e fondamentale perché consente di zittire il pensiero giudicante, di lasciarsi andare, di sperimentare, di stupirsi, di guardare alle cose con occhi nuovi, come fanno i bambini nella loro spontaneità e naturalezza.

I bambini non giocano solo oggi che la pedagogia considera il gioco infantile come un’attività con una funzione importantissima nello sviluppo e nella crescita personale, ma giocavano anche quando, fino all’inizio del Novecento, il gioco era visto, in contrapposizione con le attività serie, come una mera perdita di tempo.

È l’adulto infatti che ha bisogno di trovare uno scopo e un obiettivo preciso in tutto quello che fa, mentre il bambino semplicemente agisce, e nell’azione trova il suo piacere, che è poi la sua unica finalità.

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Perché, come ha scritto Johan Huizinga nel suo Homo ludens:
«Ogni gioco è anzitutto e soprattutto un atto libero. [ … ] Il bambino e l’animale giocano perché ne hanno diletto, e in ciò sta la loro libertà».

Gioco e terapia

Nel pensiero di Donald W. Winnicott, il gioco in sé è già una terapia, in quanto quando il bimbo e l’adulto giocano vuol dire che stanno bene, che sono in contatto sano con sé stessi, con le proprie pulsioni e con gli altri.

L’adulto però raramente gioca ed iniziare a farlo spesso significa riuscire a superare l’imbarazzo di sentirsi infantili, la paura di abbassare le difese, di rinunciare al giudizio.

Nel laboratorio teatrale, questo è un momento importante.

Quando il maestro chiede ai suoi allievi alle prime armi di fare delle strane smorfie facciali, di improvvisare un gesto, di lasciare andare liberi il corpo e la voce per esprimere le proprie emozioni, questa proposta in genere incontra reazioni e risposte personali estremamente differenti: c’è chi l’affronta con facilità, chi è più imbarazzato, chi si scopre proprio bloccato.

Tuttavia spesso lo spazio protetto offerto dal laboratorio teatrale, il clima di fiducia che si instaura all’interno del gruppo, col suo tacito patto di sospensione del giudizio, concorrono a realizzare la magia: ci si ritrova lì a giocare e a creare in un modo impensabile senza il gioco, perché il pensiero razionale, la logica, le difese e il giudizio mal si sposano col processo creativo.

L’imbarazzo

Tutte le volte che mi trovo a frequentare un laboratorio teatrale si ripropongono sempre le stesse dinamiche: grande affollamento di partecipanti nei primi giorni, per poi assistere a quella che il mio maestro, con un sorriso un po’ amaro, definisce una “selezione naturale”, col numero di partecipanti che drasticamente, ad un certo punto, tende a dimezzarsi.

Scarso interesse? Aspettative deluse? Forse, in qualche caso. Ma perlopiù ho potuto constatare che a vincere, nella maggior parte dei casi, è l’imbarazzo di lasciarsi andare, il prendersi troppo sul serio, l’aver dimenticato come si gioca.

Ci si sente stupidi e non si riesce a superare questo senso di stupidità per lasciarsi sorprendere. Più volte mi è capitato di osservare maestri di Teatro storcere il naso quando chi si presentava ai loro laboratori diceva di essere lì per vincere la timidezza, per superare qualche blocco.

Mi è capitato di ascoltare maestri sconsolati precisare che quella non era una seduta di psicoterapia, che si era lì solo per recitare.

lo credo che le aspirazioni dei maestri siano sacrosante, ma credo che altrettanto sacrosante siano le aspettative di chi, in qualità di allievo, si accosta al Teatro con altre motivazioni.

La Teatroterapia

La Teatroterapia, disciplina che coniuga il Teatro di ricerca con la psicologia, mette a disposizione infatti un setting e un conduttore esperto che assolvono benissimo il compito di lavorare sui blocchi emotivi e di fare molto altro.

Per questo credo che non si possa negare al Teatro, col suo training e la sua componente ludica, una naturale funzione terapeutica.

Difatti, anche quando il Teatro non si pone esplicitamente nessuna finalità terapeutica, è innegabile che, se svolto in forma laboratoriale, comporta sempre un mettersi in gioco, un lavoro su se stessi, uno scontrarsi con i diversi aspetti di sé.

Il Teatro non fa sconti, smuove, porta alla luce e questo chiunque si accosta ad un laboratorio teatrale non può non avvertirlo.

Ecco dunque la “selezione naturale”. Ecco la resa da parte di chi non riesce a lasciar andare l’imbarazzo, la rigidità e il pensiero giudicante.

Lasciarsi andare al gioco è sicuramente una chiave per superare tutto ciò, e il Teatro racchiude questa chiave dentro sé. Ma non tutti riescono ad accedervi con facilità, non tutti riescono a ricordare come si fa a giocare!

Tratto dal lavoro di Roberta Marini

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#AccadeSoloInArtedo

Staff Artedo



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