Io, l’altro e il gruppo

L’uomo è un animale sociale che necessita continuamente di relazionarsi con l’altro da sé.
Innumerevoli sono a Teatro gli esercizi svolti in coppia e in gruppo: esercizi di fiducia, di ascolto, di contatto, di scambio affettivo.
Uno dei primi esercizi che ricordo di aver svolto nel mio primo giorno da allieva in un laboratorio teatrale è stata la camminata a coppie: una persona si mette davanti con gli occhi chiusi e l’altra le si dispone dietro con gli occhi aperti, con le mani sulle spalle del compagno per dirigere la sua camminata, variandone direzione e velocità.
Si tratta di un importante esercizio di fiducia, in quanto chi è ad occhi chiusi è letteralmente nelle mani dell’altro e a lui si affida nella sua camminata al buio. Nel contempo, si tratta anche di un esercizio di ascolto: spesso, infatti, viene richiesto non di afferrare energicamente le spalle del compagno, bensì di posare dolcemente le mani e compiere un leggero movimento per indicare a chi è davanti il cambio di direzione.
Chi dirige, al contempo, si confronta con la sua capacità di assumersi responsabilità e infondere sicurezza o, al contrario, con la sua titubanza nel fare da guida.

Un altro esercizio di fiducia, generalmente proposto in una fase più avanzata, consiste nel lasciarsi cadere all’indietro tra le braccia del proprio compagno.
In alternativa, lo stesso esercizio può essere riproposto in gruppo: una volta disposti in cerchio, stando ben stretti gli uni agli altri, un compagno si pone al centro con gli occhi chiusi; dopo di che, si lascia lentamente “cadere” in una direzione a suo piacimento con i compagni attenti a sorreggerlo e ad accogliere questo corpo che si lascia andare in un dolce passaggio da un componente all’altro.
Questo esercizio, quando viene proposto per le prime volte, incontra spesso molte difficoltà in quanto esso richiede di affidarsi totalmente all’altro e lasciarsi andare, il che spesso suscita timori e resistenze.
Personalmente, entrambi questi esercizi mi hanno permesso di prendere consapevolezza che mentre ho poca difficoltà nell’affidarmi all’altro, decisamente di più ne incontro quando si tratta di fare da guida e trasmettere all’altro sicurezza, evidentemente perché io stessa ne possiedo poca.
Ennesima conferma di come gli esercizi svolti a Teatro, in fase pre-espressiva, abbiano una funzione che va ben oltre l’apprendimento delle tecniche attoriali e consentano di entrare profondamente in contatto con se stessi comprendendone resistenze e bisogni, disagi e punti di forza. L’altro e il gruppo rivestono un importante ruolo in questo processo di consapevolezza e svolgono un’importantissima funzione di sostegno nel superamento delle nostre difficoltà e inibizioni. Nel gruppo il singolo può, grazie agli input e ai suggerimenti che provengono dall’osservazione degli altri, conoscere meglio se stesso.
La sospensione del giudizio, elemento imprescindibile all’interno di ogni gruppo teatrale, è la base essenziale per chi più timidamente si approccia ad un laboratorio e pian piano comprende, non solo razionalmente, di trovarsi in uno spazio protetto in cui si può liberamente esprimere, attivando cambiamenti e trasformazioni.
Svariati sono anche gli esercizi che implicano un contatto fisico e uno scambio emotivo con l’altro e con il gruppo. A puro titolo esemplificativo, ne riporto di seguito due.
Nel primo, di improvvisazione a coppie, una persona occupa lo spazio scenico scegliendo una determinata camminata, una breve frase ed esprimendo una particolare emozione. Un altro compagno interagisce con il primo attraverso il linguaggio corporeo, senza utilizzare la parola. Si tratta di un esercizio che richiede un completo e attento ascolto dell’altro e che può portare ad interessanti sviluppi, in quanto il modo che un compagno utilizza per interagire innesca cambiamenti nell’altra persona, alimentando un’influenza e uno scambio emotivo reciproci.
Un altro esercizio a coppie che mi è stato personalmente proposto all’interno di un laboratorio teatrale, da svolgersi in una fase più avanzata, consiste nel contatto fisico mani-viso: ad occhi chiusi, un compagno prova a “raccontarsi” all’altro attraverso il contatto fisico, lasciando “parlare” le proprie mani sul viso del compagno.
Si tratta di un esercizio particolarmente intenso, in quanto lo scambio emotivo che ne deriva è molto forte. Il contatto fisico è un canale molto intimo di comunicazione con l’altro, smuove emozioni e vissuti personali e di certo non lascia indifferenti.

La prossemica, scienza che raggruppa l’insieme di teorie ed osservazioni sull’uso umano dello spazio, distingue le zone relazionali della comunicazione in:
zona intima (0 – 40 cm): vi sono ammessi solo coloro che hanno con noi un intenso scambio affettivo;
zona personale (40 – 120 cm): è lo spazio della privacy;
zona sociale (120 – 400 cm): preclude ogni possibilità di contatto fisico;
zona pubblica (oltre 400 cm): è la distanza degli oratori, politici, ecc.

Osservando tale classificazione, appare ancora più chiaro quanto il contatto fisico apra le porte a scambi emotivi intensi. Il fatto che nei laboratori teatrali questo sia un canale frequentemente utilizzato (abbracci, danze schiena contro schiena, improvvisazioni corporee in gruppo più o meno libere, esercizi di contact improvvisation, ecc.) conferma ancora una volta come il lavoro pre-espressivo a Teatro rappresenti molto di più di una semplice fase di riscaldamento volta a rinvigorire il corpo o ad imparare le tecniche attoriali e predisponga all’ascolto interiore, ad una totale messa in gioco di se stessi e a un vivo bisogno di esprimersi come persona ancor prima che come personaggio.

Tratto dal lavoro di Roberta Marini

#FaiDellaTuaPassioneLaTuaProfessione

Staff Artedo



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